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La notte di fuoco di Patty


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
27.08.2025    |    10.444    |    7 9.8
"Patty gemette forte, la bocca piena del mio cazzo, e alzò gli occhi verso di me: “Lo sento entrare, Alfio, mi sta sfondando!” La sua voce era un misto di estasi e sorpresa, il corpo che..."
Da anni, la mia mente era ossessionata da una fantasia che mi consumava ogni volta che facevamo l’amore. Io sono Alfio, 51 anni nell’estate del 2014, un uomo con un lavoro d’ufficio monotono a Salerno, capelli grigi che si diradano e un fisico ancora decoroso grazie alle passeggiate serali lungo il lungomare. L’odore salmastro del mare mi calmava, ma non spegneva il fuoco che ardeva dentro di me. Mia moglie Patty, 45 anni, era il mio universo: una donna matura, sensuale, con curve generose che mi mandavano in tilt. I suoi capelli castani, ondulati, profumavano di vaniglia e shampoo floreale, un aroma dolce che mi riportava alle nostre prime notti di passione, quando i nostri corpi si intrecciavano fino all’alba. La sua pelle avorio si arrossava di un rosa delicato sulle guance quando era eccitata, e i suoi occhi verdi brillavano di una lussuria nascosta che solo io intuivo. Indossava sempre abiti eleganti, come se ogni uscita fosse un evento: quella sera del 15 luglio 2014, un tubino nero attillato che le fasciava i fianchi larghi, esaltando il suo culo sodo e le tette piene, con tacchi rossi che clicchettavano sul pavimento in un ritmo ipnotico. Sotto, il suo intimo era pura seduzione: un reggiseno di pizzo nero che le sollevava le tette, capezzoli rosa scuro che si indurivano al minimo sfioramento, e un perizoma di pizzo che le divideva il culo, lasciando intravedere la sua fica depilata. Quel tesoro emanava un profumo muschiato, dolce come miele misto a sale marino, un aroma di peccato che mi faceva venire l’acquolina in bocca, un odore che si intensificava quando era eccitata, riempiendo l’aria di promesse proibite.
Per anni, mentre scopavamo, cercavo di stuzzicarla. Quando mi spompinava, la sua bocca calda e avvolgente intorno al mio cazzo, le sussurravo: “Immagina un altro che ti scopa da dietro, zoccola mia, mentre mi succhi.” In quei momenti, sembrava eccitarsi: i suoi gemiti si intensificavano, la sua fica si bagnava di più, un sapore salato e cremoso che colava sulle mie dita quando la toccavo, lasciando una scia umida che odorava di puro sesso. Ma dopo l’orgasmo – un’esplosione che le faceva tremare il corpo e urlare, il viso arrossato e i capelli scompigliati – mi guardava con occhi accusatori, chiamandomi depravato. “Non succederà mai, Alfio, sei un porco schifoso,” diceva, giurando che le mie fantasie restassero sogni. A 51 anni, sentivo il tempo scorrere, e desideravo disperatamente vedere la sua libidine liberarsi prima che fosse troppo tardi. Ogni rifiuto mi deprimeva, ma non riuscivo a smettere di fantasticare su di lei, trasformata in una creatura di pura lussuria.
All’inizio del 2014, decisi di agire. Mi iscrissi a A69, un sito per adulti dove coppie e singoli si incontravano per avventure proibite. Iniziai a chattare, descrivendo Patty come una donna pronta a esplodere di desiderio represso. Le mostravo i messaggi sul telefono, parole che mi eccitavano: “Leggi, amore, questo tizio dice che ti leccherebbe fino a farti svenire.” Lei fingeva disinteresse, ma notavo le sue cosce stringersi, il respiro accelerare, il suo profumo di vaniglia misto a un sudore eccitato che si diffondeva nella stanza, un aroma che mi faceva indurire il cazzo all’istante. Dopo poco, ci contattò Giovanni, un dentista di Napoli di 38 anni, alto, muscoloso, con un fascino rude: capelli neri corti, barba incolta che odorava di dopobarba speziato, e un sorriso malizioso che prometteva guai. Gli diedi il mio WhatsApp, facendogli credere fosse quello di Patty. Lui iniziò a scrivermi, pensando di parlare con lei, mandando complimenti audaci e descrizioni di cosa le avrebbe fatto. Io ridevo, e la sera, a letto, facevo leggere tutto a Patty. Arrossiva, il viso color porpora, ma i suoi occhi restavano incollati allo schermo, tradendo la sua eccitazione. “È sfacciato,” diceva, ma la sua voce tremava, e il suo corpo si scaldava contro il mio, emanando quel profumo muschiato dalla sua fica che mi mandava in estasi.
Ad un certo punto, Giovanni voleva sentirla al telefono. Io inventavo scuse – “È occupata,” “Ha mal di testa” – ma il 10 luglio 2014, mentre guidavamo verso una cena fuori, chiamò. Il telefono squillò con un trillo insistente, e pregai Patty: “Rispondi, amore, fingi di essere tu. Sarà divertente.” Lei esitò, le mani tremanti sul cruscotto – io guidavo, lei era al passeggero – ma accettò, mettendo in vivavoce. Dalla radio usciva “All of Me” di John Legend, una hit romantica del 2014, con note di pianoforte e una voce calda che creava un’atmosfera sensuale nell’auto, le luci dei lampioni che filtravano attraverso i finestrini.
“Ciao, Patty,” iniziò Giovanni, la voce vellutata, come seta liquida, con un sottofondo di dopobarba speziato che sembrava arrivare attraverso il telefono. “Finalmente sento la tua voce, dolce e avvolgente come immaginavo. Ho visto le tue foto, sai? Quelle gambe lunghe, lisce, con lo smalto rosso fuoco sui piedi... sono un’opera d’arte. E il tuo seno, così pieno, perfetto sotto quel vestito aderente. Sei una visione, una donna che incanta e fa girare la testa.”
Patty arrossì, le guance rosse come il suo smalto, e balbettò, la voce tremula ma intrigata: “Oh, Giovanni, sei troppo gentile... sì, ho visto le tue foto. Sei... beh, sei molto affascinante.” Si morse il labbro inferiore, imbarazzata ma eccitata, lasciando intendere che le sue foto – il petto scolpito, i muscoli definiti sotto la camicia – le erano piaciute eccome. Il suo respiro si fece corto, e l’odore muschiato della sua eccitazione iniziò a diffondersi nell’auto, mescolandosi al profumo di vaniglia dei suoi capelli.
Lui rise piano, un suono caldo che si intrecciava con la melodia di John Legend. “Affascinante, dici? Mi lusinghi, Patty. Ma dimmi, ti piace quello che hai visto? Immagino di sfiorarti quelle gambe, di baciare ogni centimetro della tua pelle, di sentire il tuo profumo. Scommetto che è dolce, come te. E il tuo seno... vorrei accarezzarlo, assaporarlo piano. Dimmi, Patty, quando ci vediamo per un caffè? Ho bisogno di guardarti negli occhi, di vedere quel tuo sorriso che mi sta ossessionando.”
Lei sospirò, le mani che stringevano la gonna del tubino nero, il tessuto che si tendeva sulle cosce. “Sei un porco, Giovanni, ma un porco elegante,” disse ridendo, la voce più audace, quasi un sussurro sensuale. “Ok, presto. Prometto.” Lui continuò, galante e seducente: “Non vedo l’ora, bellezza. Sarà una serata speciale, vedrai. Una donna come te merita di essere ammirata, toccata, venerata.” La telefonata durò trentacinque minuti, una danza di parole sensuali, complimenti che la lusingavano, promesse di un incontro che le strapparono un sorriso eccitato. Quando riattaccò, mi guardò, gli occhi verdi lucidi: “Alfio, è un uomo che sa parlare. Mi ha fatto sentire... desiderata.” Il suo profumo di eccitazione – quel muschio dolce dalla sua fica, vaniglia dai capelli, un lieve sudore sulla pelle – riempiva l’auto, un afrodisiaco che mi fece indurire il cazzo nei pantaloni chino grigi.
Da lì, messaggi quotidiani. Giovanni mandava foto del suo corpo, del suo cazzo eretto, odorante di muschio maschile e pre-eiaculato salato, e Patty le guardava con occhi famelici, mordicchiandosi le labbra rosse. Ogni messaggio era un passo verso l’inevitabile, e la tensione tra noi cresceva, come un fuoco che bruciava piano ma inarrestabile. Finalmente, il 15 luglio 2014, ci incontrammo a Salerno. Era una serata calda e afosa, l’aria impregnata dell’odore salmastro del mare e del ronzio delle cicale. Giovanni arrivò in giacca grigia elegante, camicia bianca aperta sul collo che lasciava intravedere peli scuri e un petto muscoloso, pantaloni neri attillati che accennavano un rigonfiamento promettente. Il suo profumo era intenso: dopobarba speziato misto a sudore fresco, un aroma virile che contrastava con il mio, più neutro, di sapone e colonia leggera. A 38 anni, sembrava un toro pronto a caricare; io, a 51, mi sentivo eccitato e invidioso, il cuore che batteva forte al pensiero di ciò che stava per accadere.
Decidemmo di andare con la mia auto, una berlina spaziosa e comoda. Io mi misi alla guida, Patty si sedette dietro nel suo tubino nero attillato, le tette che spingevano contro il tessuto di seta, i capezzoli appena visibili sotto il pizzo del reggiseno, tacchi rossi alti che la facevano sembrare una dea della lussuria. Giovanni chiese: “Posso sedermi accanto a lei?” Con il nostro consenso, si accomodò vicino, le ginocchia che sfioravano le sue, un contatto che già faceva vibrare l’aria. Accesi la radio per rompere il silenzio: “Happy” di Pharrell Williams, un tormentone allegro del 2014, riempiva l’abitacolo con il suo ritmo spensierato, ma l’atmosfera era carica di una tensione erotica che si poteva tagliare con un coltello.
Appena partiti, Giovanni non perse tempo. Si avvicinò al viso di Patty, il suo alito caldo che odorava di menta e dopobarba speziato, e posò le labbra sulle sue in un bacio lento, possessivo, sensuale. Le loro bocche si sfiorarono, poi si fusero, un contatto umido che fece tremare Patty per un istante. Lei si irrigidì, poi mi guardò attraverso lo specchietto retrovisore, gli occhi verdi lucidi di imbarazzo e desiderio: “Alfio, è ok? Mi sta baciando... sulla bocca.” Il suo viso era arrossato, color porpora sotto la luce fioca dei fari che filtrava dai finestrini, e la sua voce tremava, mescolata alle note allegre di “Happy”.
“Sì, amore,” risposi subito, la voce rauca per l’eccitazione, il cazzo che si induriva nei pantaloni chino grigi, premendo contro la cerniera. “Sei una vera zoccola, lasciati andare. Goditelo.” Fu come accendere una miccia: Patty sorrise, un sorriso malizioso che non le vedevo da anni, e si abbandonò al bacio. Le loro lingue si inseguirono in un turbine umido e frenetico, rumori di baci slurpy e sospiri rochi che sovrastavano la musica, creando una sinfonia di desiderio. Giovanni divenne un porco, ma con uno stile che lo rendeva irresistibile: le sue mani iniziarono a vagare sul corpo di Patty, violandola con un tocco deciso ma quasi reverente, come se stesse esplorando un tempio. Aprì la scollatura del tubino con dita impazienti, tirò giù il reggiseno di pizzo nero, esponendo le tette sode e mature, i capezzoli rosa scuro duri come sassolini sotto la luce dei lampioni. Li pizzicò con delicatezza, poi li succhiò con avidità, la saliva che luccicava sulla pelle avorio, lasciando segni rossi di morsi leggeri. “Che seno perfetto, Patty,” mormorò tra un succhiotto e l’altro, l’odore di vaniglia delle sue tette che si mescolava al sudore eccitato, un aroma che riempiva l’auto. Poi scese più in basso: la mano destra salì sotto la gonna, sfiorando le cosce lisce, raggiungendo il perizoma umido. “Sei già bagnata,” disse con voce bassa, quasi un sussurro, le dita che sfregavano il clitoride attraverso il tessuto, poi lo spostavano per infilarsi nella fica calda e depilata. Infilò due dita, pompando con movimenti lenti ma decisi, producendo schiocchi bagnati che si mescolavano ai gemiti di Patty. “Senti come sei pronta,” aggiunse, succhiandole le dita per assaggiare il suo sapore salato e dolce, prima di infilarle in bocca a lei. “Assaggia, porca,” disse con dolcezza. Lei obbedì, succhiando con rumori umidi, il corpo che tremava.
Patty venne la prima volta lì, in auto: un orgasmo squassante che le fece inarcare la schiena, urla roche che echeggiavano nell’abitacolo, sovrastando la musica. Il suo corpo si contrasse, le cosce che si chiudevano intorno alla mano di Giovanni, liquidi cremosi che colavano sulle sue dita, lasciando un odore di sesso intenso – muschio dolce dalla sua fica, sudore salato, un accenno di vaniglia dalla sua pelle. Io guardavo dallo specchietto, il cazzo durissimo, eccitato dalla vista della mia zoccola che si abbandonava finalmente alla sua lussuria.
Arrivati al bar, scendemmo con le gambe tremanti. Giovanni aveva un rigonfiamento evidente nei pantaloni neri, il cazzo che premeva contro il tessuto, e io non ero da meno, il mio pulsava nei chino. Ordinammo caffè, chiacchierammo di banalità – il caldo di luglio, il lavoro di dentista di Giovanni – ma l’aria era elettrica: profumo di caffè amaro misto a sudore eccitato, colori caldi delle luci al neon che riflettevano sui nostri visi arrossati. Patty era scompigliata, i capezzoli ancora visibili sotto il tubino sgualcito, e sorrideva con un’aria da zoccola appagata ma non sazia, gli occhi verdi che brillavano di desiderio.
Tornati in auto, con la radio che ora suonava “Rude” dei MAGIC!, un altro tormentone reggae-pop del 2014 che aggiungeva un ritmo giocoso alla tensione, Giovanni ricominciò subito. La baciò con foga, le loro lingue intrecciate in un bacio profondo, umido, che sapeva di caffè e saliva, rumori slurpy che riempivano l’abitacolo. Le tirò fuori le tette completamente, palpandole con forza, strizzando i capezzoli fino a farla gemere di piacere misto a un lieve dolore. “Che tette magnifiche, porca,” disse, succhiandole con avidità, lasciando segni rossi sulla pelle avorio. Poi infilò le dita nella fica, tre ora, sfregando il clitoride con il pollice, pompando con movimenti ritmici che producevano schiocchi bagnati. Le infilò la lingua in bocca, un bacio che era quasi una violazione, e lei ansimava, il corpo che tremava sotto le sue mani. La situazione era diventata bollente. Controllavo sempre dallo specchietto, il cazzo durissimo nei pantaloni, e non mi trattenni: “Sei una vera zoccola, amore,” dissi, la voce rauca, mentre mi sfioravo il rigonfiamento nei chino.
Giovanni estrasse il suo cazzo: venoso, rosso e pulsante, lungo e grosso, odorante di muschio maschile e pre-eiaculato salato. Con mani forti, bloccò la nuca di Patty, costringendola a prenderlo in bocca. “Succhia, porca,” disse con una dolcezza perversa, il tono che mescolava desiderio e comando. Lei obbedì, la bocca che avvolgeva la sua asta, rumori slurpy e gorgoglii profondi mentre lo ingoiava fino in gola, le lacrime agli occhi per lo sforzo ma lo sguardo acceso di lussuria. Io la incitavo, eccitato: “Continua, zoccola, sei una troia perfetta! Ingoialo tutto!” Mi segavo apertamente, il cazzo pulsante nella mano, mentre guardavo la mia Patty trasformata in una creatura di puro piacere. Sborrai presto, schizzi bianchi e cremosi che sporcarono la tappezzeria dell’auto, l’odore di sborra calda che si mescolava al profumo di sesso – muschio, sudore, vaniglia – che saturava l’abitacolo. Pochi istanti dopo, Giovanni grugnì, il corpo teso, e sborrò in bocca a Patty, un fiotto caldo e salato che lei ingoiò con un gemito, la gola che deglutiva con un suono appagato, qualche goccia che le colava sul mento, luccicando sotto la luce dei fari.
Ci rimettemmo in movimento, ma l’eccitazione era ancora palpabile, un fuoco che non si era spento. Patty respirava pesantemente, il petto che si alzava e abbassava sotto il tubino sgualcito, i capelli castani scompigliati che le cadevano sul viso arrossato, gli occhi verdi lucidi di desiderio insaziato. Giovanni, seduto accanto a lei, le accarezzava le cosce, le dita che sfioravano il perizoma ancora umido, e io sentivo il mio cazzo pulsare di nuovo, nonostante l’orgasmo recente. L’auto era impregnata di odori: il muschio dolce della sua fica, la sborra salata di Giovanni, il sudore acre di tutti noi, mescolati al profumo di vaniglia dei suoi capelli e al dopobarba speziato di lui. La radio continuava a suonare, ora “Am I Wrong” di Nico & Vinz, un’altra hit del 2014, con il suo ritmo pulsante che sembrava sincronizzarsi con i nostri respiri accelerati. Guidavo lentamente, le strade di Salerno avvolte dal buio estivo, il mare che rumoreggiava in lontananza, ma la tensione nell’abitacolo era insostenibile. Guardai Patty dallo specchietto, il suo viso un misto di imbarazzo e lussuria, e dissi: “Amore, vuoi la seconda dose? Sei ancora eccitata, zoccola mia.” Lei annuì, mordendosi il labbro, un gesto che mi fece indurire ancora di più. “Sì, Alfio,” sussurrò, la voce rauca, “voglio di più.” Giovanni sorrise, un ghigno malizioso, e le accarezzò il viso: “Sei una porca, Patty, e io ti accontento.”
Mi fermai di nuovo in un parcheggio buio vicino al lungomare, le onde che si infrangevano in lontananza, un suono ritmico che si mescolava al nostro respiro pesante. Patty non perse tempo: si girò a novanta sul sedile posteriore, il tubino nero alzato sui fianchi, il perizoma di pizzo spostato di lato, esponendo la sua fica rosa, gonfia e colante di umori, che brillava sotto la luce fioca dei lampioni. Il profumo muschiato della sua eccitazione saturava l’aria, un aroma dolce e salato che mi faceva venire voglia di leccarla. Prese il mio cazzo in bocca, leccando il sapore salato residuo della mia sborra, la lingua che roteava sulla cappella con una voracità che non le conoscevo. I suoi gemiti vibravano sulla mia asta, mentre Giovanni si posizionava dietro di lei, il cazzo duro e venoso pronto a penetrarla. “Senti come entra, porca,” disse con dolcezza, il tono che nascondeva una lussuria feroce, mentre affondava lentamente nella sua fica, la cappella che spingeva contro le sue pareti bagnate.
Patty gemette forte, la bocca piena del mio cazzo, e alzò gli occhi verso di me: “Lo sento entrare, Alfio, mi sta sfondando!” La sua voce era un misto di estasi e sorpresa, il corpo che tremava a ogni centimetro che Giovanni spingeva dentro di lei. Io la guardavo, eccitato, e risposi: “Sei una porca, amore, una vera zoccola! Goditelo tutto!” Giovanni iniziò a muoversi, colpi lenti ma profondi, ogni spinta che produceva un suono di schiocchi umidi, pelle contro pelle, mentre le sue mani stringevano le tette di Patty, strizzando i capezzoli rossi e sensibili, tirandoli come per mungere. Lei urlava, i gemiti soffocati dal mio cazzo in bocca, e ogni spinta di Giovanni sembrava arrivare fino al suo utero, un’invasione che la faceva sentire vulnerabile e viva. Non prendeva la pillola, e l’idea di essere scopata senza precauzioni, di essere riempita senza barriere, la trasformava. “Sono una porca,” mormorò tra un succhiotto e l’altro, la mente che si abbandonava completamente alla lussuria, “mi piace essere così, porco!” Ogni volta che si lasciava andare a quel pensiero, la sua fica si contraeva, un orgasmo dopo l’altro che la scuotevano, liquidi cremosi che colavano lungo le cosce, lasciando una scia lucida sulla pelle avorio, l’odore di sesso che si intensificava, muschiato e inebriante.
Giovanni accelerava, le spinte sempre più profonde, il suo cazzo che sbatteva contro le pareti interne di lei, ogni colpo un’esplosione di piacere. “Senti come ti riempio, porca,” grugnì, le mani che palpavano le tette, pizzicando i capezzoli con forza. Patty venne di nuovo, un orgasmo che le fece inarcare la schiena, la fica che pulsava intorno al cazzo di lui, colando succhi che gocciolavano sul sedile, un suono bagnato che si mescolava ai suoi gemiti animaleschi, al ritmo di “Am I Wrong” che continuava in sottofondo. Il suo viso era rosso, sudato, i capelli castani appiccicati alla fronte, gli occhi verdi chiusi in un’estasi pura. “Sì, porco, scopami più forte!” urlò, la voce rotta dal piacere, la mente persa nell’idea di essere una porca senza freni.
Il culmine arrivò quando Giovanni, con un ruggito, spinse con forza, il corpo teso: “Sì, ti riempio di sborra, porca!” Un fiotto caldo, bianco e cremoso esplose nella sua fica, riempiendola fino all’orlo, il liquido che colava fuori mentre lei urlava in un orgasmo finale devastante, il più intenso della serata. La sua fica si contraeva spasmodicamente, spremendo ogni goccia dal cazzo di Giovanni, il corpo che tremava, le cosce che si chiudevano per il piacere, liquidi misti di sborra e succhi che colavano sul sedile, un odore di sesso crudo e selvaggio che saturava l’auto. Io, sentendo le sue parole e vedendo la mia zoccola così persa, non resistetti: “Sì, porca, vengo anche io!” gridai, sborrando in bocca a Patty. Lei ingoiò tutto, il sapore salato e denso che le riempiva la gola, un gemito di soddisfazione mentre deglutiva, qualche goccia che le scivolava sul mento, luccicando sotto la luce.
Ero estasiato: la mia zoccola si era liberata, e io, cornuto felice, godevo di ogni istante.

#patonisa
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